Agenti IA su Mac: Apple stringe l’accesso completo al disco

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Rassegna preparata con l'IA a partire dalle fonti linkate, sotto la supervisione di Alberto Gaia.

La notizia che mi ha fatto alzare un sopracciglio stamattina arriva da Cupertino: Apple ha deciso di stringere le maglie dell’accesso completo al disco su macOS, e lo dice chiaro e tondo, il motivo sono gli agenti IA su Mac, che con quel permesso possono leggere praticamente tutto. Nella rassegna di oggi però c’è anche altro: Anthropic che mette 100 milioni sul tavolo per formare ingegneri, MIT e Sakana che abbattono i costi degli agenti che si migliorano da soli, llama.cpp che impara a usare i “modelli decisionali”, Meta che apre l’hardware di Muse ai maker, Sean Parker che rifà Stability AI in chiave musicale e, per chiudere, il Papa che dice la sua sull’arte generata.

Agenti IA su Mac: Apple stringe l’accesso completo al disco

Apple ha annunciato che introdurrà nuovi controlli attorno a “Accesso completo al disco” (Full Disk Access), il permesso di macOS che dà a un’app la possibilità di leggere file, mail, messaggi e cronologia del browser. Era nato per far funzionare i backup, ma secondo Apple alcuni sviluppatori lo stanno usando in modi che espongono gli utenti senza che se ne rendano davvero conto, e con agenti sempre più capaci il rischio crescerà parecchio. In futuro, per concederlo servirà un’azione molto esplicita da parte dell’utente. Lo racconta TechCrunch, che ricorda il contesto: pochi giorni fa un giornalista di Inc. ha sostenuto che l’agente Muse di Meta avesse letto i suoi messaggi privati sul Mac (Meta contesta la ricostruzione), e Wired aveva segnalato una falla nell’app ChatGPT per Mac.

Per chi gestisce un parco macchine in azienda è una buona notizia, anche se non sappiamo ancora con quale versione di macOS arriverà. Io il Full Disk Access lo do col contagocce già oggi: un agente che legge tutto il disco è comodo finché non lo è più.

Anthropic investe 100 milioni per formare 10.000 ingegneri

Anthropic ha lanciato la Claude Frontier Academy, con un impegno da 100 milioni di dollari e l’obiettivo di formare 10.000 “Frontier Deployed Engineer” entro la fine del 2027. Il modello è quello della specializzazione medica: qualche giorno di formazione in presenza, poi una residency di 12 settimane in cui l’ingegnere guida progetti Claude veri nella propria azienda. Chi supera entrambe le valutazioni ottiene un badge, con le prime certificazioni previste a inizio 2027. Si entra solo su candidatura dell’azienda, e nei primi gruppi ci sono persone di Accenture, Deloitte, McKinsey, Morgan Stanley, Novo Nordisk e altri, con corsi a San Francisco, New York e Londra.

Il collo di bottiglia dell’IA in azienda non è il modello, è chi lo sa mettere in produzione: su questo Anthropic ha ragione. Peccato che per ora sia roba da grandi consulenze e banche, le PMI italiane dovranno arrangiarsi ancora un po’.

MIT e Sakana: agenti che si migliorano da soli con 150 dollari

I ricercatori di MIT e Sakana AI hanno presentato SIFT, un framework per agenti di programmazione che si auto migliorano. Il problema che risolve è il costo: ogni variante dell’agente andrebbe valutata su un benchmark, e questo costa tempo e soldi. SIFT usa un modello come giudice che confronta a coppie il codice delle varianti (senza vedere i task o i risultati) e decide quali vale la pena valutare davvero. Secondo VentureBeat, una singola esecuzione ha raggiunto il 35,1% sul benchmark Polyglot in meno di cinque ore, con 42 ore di CPU e circa 150 dollari di crediti API, contro il 30,7% della Darwin Gödel Machine con o3-mini.

llama.cpp ora supporta i modelli decisionali

Ve li ricordate i modelli decisionali, quelli che invece di generare testo danno un punteggio alle opzioni che gli passi? Ora girano anche in locale: il server di llama.cpp ha un nuovo endpoint /v1/systemone che segue il formato introdotto da Jev di TypeSafe, quindi i client esistenti funzionano cambiando solo l’URL base. Il post sul blog di Hugging Face elenca cinque modelli già supportati, dal minuscolo Julia-1 da 144 milioni di parametri (risposta in 3 millisecondi) a OpenJev da 27 miliardi, che accetta anche immagini. Tutti con licenza Apache 2.0 tranne OpenJev, che è CC BY-NC 4.0.

Questa per me è la notizia più utile della giornata: classificare ticket, smistare mail o fare routing tra agenti con un modello da pochi millisecondi sul proprio server, senza pagare token, è esattamente il tipo di cosa che serve in produzione.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Vignetta su un pentester che entra senza fatica nel database delle email perché la logica di autenticazione, scritta da GPT, è finita in produzione senza revisione
Il login l’ha scritto GPT, la responsabilità però resta tua. Vignetta di ProgrammerHumor.io.

Meta apre l’hardware di Muse ai maker

Meta ha presentato Muse Gadgets, un progetto open source per costruire dispositivi propri collegati a Muse, il suo agente personale. Ci sono firmware e SDK per Linux open source, modelli di progetto (display e-ink, chiavette HDMI per la TV) e la possibilità di usare schede economiche come Raspberry Pi o ESP32. Come racconta TechCrunch, Nat Friedman ha anche mostrato Muse Home Link, un dispositivo USB-C che collega Muse alla rete domestica, a speaker e smart TV: Meta ne ha prodotti 5.000 da regalare agli abbonati, fino a esaurimento.

Sean Parker rifà Stability AI in chiave musicale

Il cofondatore di Napster che si mette a fare musica con l’IA, ma stavolta d’accordo con le etichette: suona come una battuta e invece è la nuova direzione di Stability AI. Secondo TechCrunch, ad agosto l’azienda ha raccolto 76 milioni di dollari da Sony, Warner e Universal, che le hanno concesso in licenza i loro cataloghi per l’addestramento. Sono già usciti tre nuovi modelli audio e un software di editing musicale, e Parker promette che presto si potrà guidare la generazione canticchiando una melodia o facendo beatbox.

Chiudiamo in leggerezza: il Papa e l’arte delle macchine

Venerdì mattina Papa Leone XIV ha pubblicato su X un messaggio sull’arte generata: tra l’arte e quello che una macchina può produrre, ha scritto, c’è una differenza ontologica ancora prima che estetica, perché agli algoritmi manca la scintilla dell’umanità. Non è la prima volta che il Pontefice affronta il tema, come ricorda TechCrunch: a maggio aveva dedicato un’enciclica all’impatto dell’automazione sulla dignità umana. Su internet, ovviamente, sono già arrivati i meme.

Oggi il filo rosso sono gli agenti e i permessi che gli diamo: ne avevo parlato anche ieri, con l’avviso di OpenAI sugli agenti fuori controllo nella rassegna del 2 ottobre. Voi quanti permessi date agli agenti sul vostro Mac? Scrivetelo nei commenti, sono curioso.

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