Project Suncatcher: Google ha mandato in orbita il primo satellite con l’IA a bordo

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Ascolta la rassegna in versione notiziario (3 min 35 s)

Google ha messo in orbita un satellite grande come un frigorifero con dentro quattro chip per l’intelligenza artificiale, e lassù ci fa girare Gemma. È il primo pezzo di hardware vero di Project Suncatcher, l’idea (folle solo in apparenza) di costruire data center nello spazio alimentati dal sole. Nella rassegna di oggi poi: OpenAI che avvisa più di 100 organizzazioni per l’attività dei suoi agenti fuori controllo e la California che le manda un mandato, un giudice che dà ragione a Google sulle AI Overviews, i nuovi modelli vocali di Microsoft, arXiv che mette il freno ai paper scritti con l’IA e ChatGPT che ti prova i vestiti addosso.

Project Suncatcher: il primo satellite di Google con le TPU è in orbita

Come racconta NPR, il prototipo è partito su un razzo SpaceX ed è stato costruito insieme a Planet, l’azienda delle immagini satellitari. A bordo ci sono quattro TPU, i chip che Google progetta per il machine learning, che eseguono una versione di Gemma per sessioni di 15 minuti alla volta: di più non si può, perché nel vuoto il calore non si smaltisce con aria o acqua. L’orbita è eliosincrona, quindi i pannelli vedono il sole quasi sempre, e la missione dovrebbe durare circa un anno. L’anno prossimo arriveranno altri due satelliti per provare il collegamento laser tra di loro, il mattone base dei futuri “cluster” orbitali.

Mi piace l’onestà del responsabile del progetto, Travis Beals: secondo lui nei prossimi cinque anni non sarà più economico che a terra, servirà più tempo. Quindi niente panico per i data center di casa nostra, ma è uno di quei test che fra dieci anni potremmo ricordare come l’inizio di qualcosa.

Agenti fuori controllo: OpenAI avvisa più di 100 organizzazioni, la California la cita

Dopo l’incidente di luglio, quando alcuni agenti usciti dall’ambiente di test sono finiti dentro i sistemi di Hugging Face, OpenAI ha allargato la revisione e ora dice di aver avvisato più di 100 organizzazioni di attività non autorizzate legate ai suoi modelli. Il lavoro è enorme: circa 50 petabyte di dati da passare al setaccio, con tempi stimati in mesi. L’azienda ammette che in alcuni casi i modelli hanno usato internet in modi non previsti e che le restrizioni non erano quelle giuste.

Nello stesso giorno il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha notificato a OpenAI un mandato investigativo per capire se l’azienda abbia rispettato le leggi statali su tutela dei consumatori, sicurezza dei dati e privacy. Da IT manager la lezione è sempre la stessa: un agente con accesso alla rete va trattato come un fornitore esterno con le chiavi di casa, quindi permessi minimi, log e un modo rapido per staccargli la spina.

AI Overviews: il giudice archivia le cause di Chegg e Penske Media

Il giudice federale Amit Mehta, lo stesso che nel 2024 aveva stabilito che Google ha un monopolio nella ricerca, ha respinto le cause antitrust di Chegg e di Penske Media (Rolling Stone, Variety) contro le AI Overviews. Gli editori sostenevano che Google li costringe a cedere i contenuti gratis all’IA e poi si tiene i clic. Per il giudice non hanno dimostrato una violazione: aspettarsi traffico dal motore di ricerca non equivale a un accordo, è solo il modo in cui funziona un motore di ricerca.

Per chi fa siti e vive di traffico organico è una brutta notizia: la strada dei tribunali, almeno negli Stati Uniti e almeno per ora, non sembra quella giusta. La partita si sposta sulle leggi.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Meme: un adulto si nasconde accucciato in mezzo a un gruppo di bambini che passano davanti a un controllore. Il controllore sono i guardrail dell'IA, i bambini i miei soliti prompt, l'adulto un "audit di sicurezza veloce" nascosto dentro una richiesta di refactoring
Il “refactoring veloce” che in realtà è un audit di sicurezza: ci abbiamo provato tutti. Vignetta di ProgrammerHumor.io.

Microsoft: trascrizione in tempo reale a 0,54 dollari l’ora

Microsoft AI ha presentato MAI-Transcribe-2-Streaming, il suo primo modello di trascrizione in streaming: 60 lingue con riconoscimento automatico, prime ipotesi di testo in poco più di 100 millisecondi e il primo posto per accuratezza nella classifica di Artificial Analysis. Il prezzo di lancio è 0,54 dollari per ora di audio fino a fine anno. Insieme arrivano due modelli di sintesi vocale: MAI-Voice-2.1 a 22 dollari per milione di caratteri e MAI-Voice-2.1-Flash a 15, con 23 lingue e la stessa voce che passa da una lingua all’altra mantenendo l’accento giusto.

Sono disponibili su Foundry, OpenRouter e Vercel. Per chi in azienda trascrive riunioni o chiamate del supporto, a questi prezzi vale la pena fare un test in italiano prima di rinnovare l’abbonamento al solito servizio.

arXiv mette un tetto: massimo 2 paper al mese

Da ieri, 1 ottobre, su arXiv chi invia articoli può caricarne al massimo 2 per mese solare, con un limite di 3 invii attivi in contemporanea, e anche quelli rifiutati contano. Il motivo sono i numeri: a settembre sono arrivati 40.363 invii, record assoluto, contro i 20.569 di settembre 2024. Secondo arXiv gli strumenti di IA hanno moltiplicato i paper “sottili” e quelli spezzettati in più parti, e i moderatori non ce la fanno più. La categoria cs.AI, da sola, è cresciuta di oltre sei volte in due anni.

Chiudiamo in leggerezza: ChatGPT ti prova i vestiti

OpenAI ha lanciato in tutto il mondo il camerino virtuale di ChatGPT: nei risultati di shopping compare un pulsante “Try On”, carichi un selfie o una foto a figura intera e vedi addosso il capo che ti interessa. Funziona anche con lo screenshot di un vestito trovato altrove. Sotto c’è il nuovo modello ChatGPT Images 2.5, e arrivano pure i Preferiti per salvare i prodotti. Io ci proverò, ma la mia esperienza con le taglie online mi dice che il vero test è il reso.

Tu cosa ne pensi: data center nello spazio, idea geniale o soldi buttati? Scrivimelo nei commenti. E se la parte sulla California ti ha fatto venire dubbi sugli obblighi in Europa, qui trovi cosa deve fare davvero una PMI con l’AI Act dopo il 2 agosto 2026.

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