948 exploit del kernel Linux trovati dagli agenti di OpenAI per 1,2 milioni di dollari

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Rassegna preparata con l'IA a partire dalle fonti linkate, sotto la supervisione di Alberto Gaia.

OpenAI ha messo al lavoro una catena di agenti sul codice di Linux e ne è uscito un numero che fa rumore: 948 exploit del kernel Linux che portano un utente qualsiasi ai privilegi di root, ciascuno con una patch candidata, per circa 1,2 milioni di dollari di crediti API. Nella rassegna di oggi anche i pesi di Kimi K3.1 Pro, il modello di coding economico di Cognition, il primo accordo di licenza di Anthropic con un editore, Cat Wu che approda a OpenAI, i referendum contro i data center in Ohio e i quattro passaggi Uber prenotati da un agente IA.

948 exploit del kernel Linux trovati dagli agenti di OpenAI

Il 4 novembre OpenAI ha pubblicato A thousand fewer paths to root, il resoconto di un’esecuzione di metà ottobre della sua pipeline automatica di ricerca vulnerabilità, basata su un modello cyber non ancora rilasciato. Gli agenti si dividono il lavoro: uno sceglie le parti del kernel raggiungibili da analizzare, un altro le scandaglia, poi si scrivono e si eseguono le prove in una macchina virtuale, si sviluppa l’exploit e si prepara la correzione, con una revisione umana finale. Il risultato: 2.308 segnalazioni candidate, 1.724 vulnerabilità riprodotte e 948 exploit distinti di escalation locale dei privilegi, per un costo totale di 1.213.430 dollari.

A dieci giorni dalla scansione, secondo OpenAI, 61 falle erano già corrette nel kernel ufficiale, 43 avevano patch in staging e 299 erano in fase di segnalazione e discussione pubblica. Sul kernelCTF di Google, l’ambiente con il kernel irrobustito, la pipeline ha ottenuto 25 prove di fuga di informazioni e 21 exploit di escalation. OpenAI scrive che, per un attaccante con risorse sufficienti, un account con pochi privilegi su un sistema senza le ultime patch va considerato di fatto equivalente a un accesso root.

Moonshot pubblica i pesi di Kimi K3.1 Pro

Moonshot AI ha reso scaricabili su Hugging Face i pesi di Kimi K3.1 Pro, già disponibile via API dal 23 ottobre. È un mixture of experts da 2.800 miliardi di parametri totali e 104 miliardi attivi, con una finestra di contesto di 1.048.576 token e input di testo e immagini. I pesi sono quantizzati in MXFP4 e occupano 1,56 TB divisi in 96 file. Sul benchmark Terminal-Bench 4.0 Moonshot dichiara 65,7.

La licenza è quella proprietaria di Kimi K3.1 Pro: consente uso, modifica, fine tuning e redistribuzione, ma chi offre il modello come API con più di 20 milioni di dollari di ricavi negli ultimi dodici mesi deve firmare un accordo commerciale separato, come riporta Startup Fortune. Moonshot ha anche dichiarato che non intende rilasciare pesi aperti alla frontiera delle capacità di attacco informatico.

Cognition lancia SWE-2 Flash: tre volte più veloce, un quinto del prezzo

Cognition, l’azienda di Devin, ha presentato il 4 novembre SWE-2 Flash, una versione più leggera del suo modello per il coding. È circa tre volte più veloce di SWE-2 (nella demo 200 token al secondo contro 60) e costa un quinto. Si tratta di un mixture of experts da 276 miliardi di parametri, 12 miliardi attivi, derivato da Inkling-Small di Thinking Machines Lab.

Secondo i numeri di Cognition, su Terminal-Bench 4.0 passa dallo 0,9 del modello di partenza a 20,0, mentre SWE-2 arriva a 27,3. È disponibile in Devin Desktop e nella Devin CLI, gratis fino al 30 novembre. I pesi non sono pubblici: Cognition parla di un programma di condivisione riservato a partner e laboratori di ricerca.

Anthropic firma il suo primo accordo di licenza con un editore: l’AP

Secondo Adweek, che cita due persone a conoscenza della trattativa, Anthropic ha chiuso poco prima delle elezioni di metà mandato un accordo di licenza con l’Associated Press: è la prima volta che paga un editore di notizie digitali per i suoi contenuti. L’intesa permette a Claude di mostrare durante la notte elettorale dati aggiornati attribuiti all’AP. Le condizioni economiche e la durata non sono state rese note, Anthropic non ha risposto alla richiesta di commento e l’AP non ha commentato ufficialmente.

OpenAI ha già firmato più di una dozzina di accordi simili, tra cui quelli con Axel Springer, News Corp e The Atlantic, e l’AP era stata la prima testata a concedere licenze sia a Google sia a OpenAI. Adweek descrive l’accordo come un test limitato, non come un cambio definitivo della strategia di Anthropic.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Vignetta: i progetti personali scritti a mano da uno sviluppatore vengono criticati, mentre il codice aziendale pieno di funzioni IA passa senza problemi
Il side project fatto a mano finisce sotto processo, il gestionale con dieci chatbot passa al primo colpo. Credito ProgrammerHumor.io.

Cat Wu passa a OpenAI

Pochi giorni dopo l’addio ad Anthropic, di cui avevamo parlato nella rassegna di ieri, Cat Wu ha annunciato su X che entra in OpenAI per guidare il product management dei Core Products, l’organizzazione di Thibault “Tibo” Sottiaux. Lo ha riportato per primo Business Insider, come ricostruisce Runtime Wire. Wu ha guidato Claude Code e Cowork fino al 30 ottobre. Nel luglio 2025 lei e Boris Cherny avevano già lasciato il team di Claude Code per Anysphere, l’azienda di Cursor, per poi tornare in Anthropic dopo circa due settimane.

Ohio, i referendum bocciano i grandi data center

Alle elezioni del 3 novembre gli elettori di 18 comuni dell’Ohio hanno votato 21 quesiti sui data center, più della metà dei 41 presentati in tutti gli Stati Uniti. Come riporta Fortune, almeno 14 comuni hanno approvato divieti o restrizioni, molti rivolti ai campus oltre i 25 megawatt. A Trenton il divieto è passato con circa l’80% dei voti, a Wilmington circa l’80% ha respinto i cambi di destinazione urbanistica per un progetto, mentre a Sunbury è passato un divieto pensato per un possibile impianto di Amazon. Un sondaggio Gallup di maggio indica che circa il 70% degli americani è contrario a un data center vicino a casa.

Quattro corse Uber prenotate da un agente IA in una settimana

Durante la call sui conti del terzo trimestre, il 4 novembre, Uber ha dato un numero sugli agenti IA: nella settimana più trafficata di ottobre, quella di Halloween, solo quattro corse sono state prenotate tramite un agente, su circa 320 milioni tra viaggi e ordini, e gli ordini Uber Eats arrivati da agenti sono stati 500. Lo racconta TechCrunch. Nell’app prenotare una corsa richiede in media 50 secondi e riordinare un piatto preferito 90. Il CEO Dara Khosrowshahi ha definito la diffusione degli agenti ancora molto, molto iniziale, e la settimana prima DoorDash aveva parlato di poche centinaia di ordini da agenti.

Per oggi è tutto. Con agenti capaci di trovare centinaia di falle nel kernel a poco più di mille dollari l’una, quanto tempo passa oggi tra il rilascio di una patch di sicurezza e la sua installazione sui vostri server?

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