Gemini Call for Me: ora l’IA di Google telefona ai negozi al posto tuo

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Oggi parto da una cosa che, lo ammetto, mi fa gola e un po’ paura insieme: con Gemini Call for Me, Google lascia che il suo assistente telefoni ai negozi al posto tuo, usando il tuo numero, aspettando in attesa e parlando con chi risponde. Nella rassegna di oggi poi trovi Gemini che diventa un avatar parlante in 97 lingue, la Casa Bianca che chiede a OpenAI e Anthropic di non far vedere i nuovi modelli ai tester britannici, un accordo da 11,6 miliardi di dollari tra Akamai e Anthropic, il GPT-6 Cyber in arrivo, Zuckerberg che dice no al rallentamento coordinato e un video satirico sugli occhiali Meta sparito da Instagram.

Gemini Call for Me: l’assistente che telefona al posto tuo

Google ha iniziato a testare Call for Me: chiedi a Gemini di chiamare un’attività e lui fa tutto da solo. Si presenta come assistente, naviga i menu del centralino, resta in attesa, chiede se un prodotto è disponibile, prenota un tavolo o sposta un appuntamento. Tu segui la conversazione con la trascrizione in tempo reale e puoi entrare quando vuoi. La chiamata parte dal tuo telefono e con il tuo numero, e ogni dato personale che Gemini vuole condividere va approvato da te.

Per ora è solo per chi ha un Pixel 11 negli Stati Uniti, un abbonamento Gemini a pagamento e la beta dell’app Telefono. Io l’idea di non dover più passare venti minuti con la musichetta del call center la firmerei subito. Però mi chiedo come la prenderanno i negozi quando metà delle chiamate arriverà da un’IA: a quel punto rispondere con un’altra IA sarà la mossa ovvia, e le telefonate diventeranno due bot che si parlano.

Gemini 3.8 Live ora ha una faccia, in 97 lingue

Sempre da Google arriva Gemini 3.8 Live con Live Avatar: il modello conversazionale in tempo reale adesso può avere un volto animato che ascolta, guarda e risponde con il labiale sincronizzato. Supporta 97 lingue e può cambiare lingua a metà conversazione adattando labiale ed espressioni. Mentre parla può anche lanciare strumenti in background, per esempio recuperare dati senza interrompere il dialogo.

È disponibile in Gemini Enterprise e via API su Google Cloud; le aziende possono creare avatar personalizzati da immagini di riferimento, ma serve l’approvazione di Google. Tutto l’audio e il video generato porta il watermark SynthID. Il target dichiarato è l’assistenza clienti: tradotto, il “parla con un operatore” rischia di diventare “parla con una faccia che sembra un operatore”.

La Casa Bianca: prima i test americani, poi (forse) quelli britannici

Secondo Politico, l’Office of the National Cyber Director della Casa Bianca ha chiesto a OpenAI e Anthropic di non consegnare i nuovi modelli di frontiera all’AI Security Institute britannico finché il governo americano non ha finito la sua revisione di sicurezza. Anthropic si è adeguata e non ha dato Claude Mythos 5.1 all’istituto inglese; OpenAI non ha commentato. Il direttore dell’AISI, Henry de Zoete, ha confermato di non avere accesso al modello di Anthropic, precisando però che l’istituto ha ancora accesso in anteprima ad altri modelli, tra cui GPT-6 Astra.

Il Regno Unito finora era uno dei pochi governi con accesso privilegiato prima del lancio. Se i test di sicurezza diventano una questione di confini nazionali, per noi europei il segnale non è dei migliori: chi controlla i modelli più potenti decide anche chi può guardarci dentro.

Akamai e Anthropic, un accordo da 11,6 miliardi di dollari

Akamai ha annunciato un impegno di Anthropic da 11,6 miliardi di dollari in sette anni per la sua infrastruttura cloud distribuita, con la possibilità di aggiungere fino a 9 miliardi in più. In cambio Anthropic riceve un warrant su azioni privilegiate convertibili pari fino a circa il 5% del capitale ordinario di Akamai, a un prezzo di esercizio di 111,33 dollari per azione: circa il 2% matura con l’impegno iniziale, il resto man mano che il rapporto cresce.

Curioso che la parte “calcolo” di cui si parla qui sia soprattutto CPU e edge, non solo GPU: gli agenti che girano ore e chiamano strumenti a raffica consumano un sacco di calcolo “normale”, e Anthropic se lo sta assicurando per anni.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Meme in due riquadri con Gordon Ramsay: dolcissimo con una bambina quando sono gli agenti IA a bucare i siti del governo, furioso quando lo fa un essere umano, da ProgrammerHumor
Due pesi e due misure, versione cucina da incubo. Credito ProgrammerHumor.io.

GPT-6 Cyber in arrivo, forse già al DevDay

Secondo fonti di Fortune, OpenAI presenterà nelle prossime settimane GPT-6 Cyber, un modello dedicato alla sicurezza informatica, insieme a un prodotto ancora senza nome per creare flussi automatici e correggere le vulnerabilità. L’anteprima potrebbe arrivare al DevDay del 29 settembre. Oggi il modello è in test alpha solo per pochi clienti del programma Daybreak Red, quello su candidatura.

Da IT manager il tema mi interessa parecchio: un modello che trova e corregge falle in automatico è oro per chi, come molte PMI, non ha un team di sicurezza. Il problema è sempre lo stesso, lo stesso strumento fa comodo anche a chi attacca, ed è per questo che l’accesso resta così filtrato.

Zuckerberg: nessun freno coordinato all’IA

In un’intervista a NBC News, Mark Zuckerberg ha respinto l’idea di un rallentamento concordato tra i laboratori, rilanciata di recente da Dario Amodei e Sam Altman. Secondo lui non serve un coordinamento di settore: le aziende hanno già abbastanza incentivi commerciali per fare le cose per bene, perché nessuno usa un prodotto che non fa quello che deve. Nel frattempo ha difeso Muse, l’agente di Meta uscito l’8 settembre che prenota viaggi e gestisce la posta.

Meta toglie da Instagram il video che prendeva in giro i suoi occhiali

Chiudo con una storia olandese riportata da DutchNews. Il giornalista satirico Roel Maalderink ha indossato gli occhiali con fotocamera di Meta per filmare dipendenti di Meta (con i volti sfocati) e chiedere loro cosa ne pensassero di quelli che lui chiama “occhiali da pervertito”. Il video, fatto con l’associazione per i diritti digitali Bits of Freedom, è stato rimosso da Instagram per “bullismo e molestie”. Maalderink dice che è la prima rimozione in dieci anni di satira; il video però è ancora su YouTube. E il tempismo è perfetto: il Garante privacy olandese aveva appena ricordato che condividere immagini riprese con questi occhiali viola il GDPR, se le persone inquadrate non hanno dato il consenso.

Tu faresti telefonare Gemini al posto tuo, o preferisci ancora la musichetta d’attesa? Scrivimelo nei commenti. E se ti sei perso la storia dell’agente OpenAI entrato nel portale Medicare australiano, che fa da sfondo sia alla mossa della Casa Bianca sia alla vignetta di oggi, la trovi nella rassegna di ieri.

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