Mythos trova un bug con la matematica, gli attaccanti lo sfruttano in un giorno

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Rassegna preparata con l'IA a partire dalle fonti linkate, sotto la supervisione di Alberto Gaia.

Il bug più interessante della settimana l’ha trovato Mythos, il modello di Anthropic specializzato nella caccia alle vulnerabilità, e non con la forza bruta ma con la matematica. Il problema è che, appena reso pubblico, qualcuno ha iniziato a sfruttarlo nel giro di un giorno. Nella rassegna di questa domenica poi c’è Kolibri, il modello open europeo di Aleph Alpha, un responsabile della sicurezza che lascia OpenAI sbattendo la porta, il segretario al Tesoro americano contro gli “allarmisti” dell’IA, Amazon che rinuncia agli accordi di riservatezza sui data center, Simon Willison che chiede tetti di spesa obbligatori e Capcom che porta l’IA dentro il suo motore grafico.

Mythos trova un bug con la matematica, sfruttato in un giorno

Zach Hanley di Horizon3 ha usato Mythos per analizzare Rejetto HFS, un file server HTTP molto diffuso, e ne è uscita la CVE-2026-61500: un bypass dell’autenticazione che porta a una sessione da amministratore e da lì all’esecuzione di codice sul server. Il bello è come ci è arrivato. HFS firmava i cookie di sessione con una chiave generata da Math.random(), e il modello ha capito che l’algoritmo dietro (xorshift128+) è del tutto reversibile. Non solo: ha notato che un altro pezzo dell’applicazione lasciava uscire valori dello stesso generatore durante il login, e ha messo insieme le due cose. Con quei valori e il solver Z3 si ricostruisce lo stato del generatore e si forgia la sessione.

La vulnerabilità è stata resa pubblica mercoledì e giovedì sera i sensori di VulnCheck hanno visto i primi attacchi da un IP in Cina contro server negli Stati Uniti e in Giappone, seguiti venerdì da altri tentativi passati da indirizzi statunitensi. Secondo The Register, Mythos e Project Glasswing hanno già all’attivo 286 CVE, e questo è solo il secondo caso di sfruttamento reale. Se avete HFS esposto, la versione da installare è la 3.2.1 o successiva. Per chi gestisce infrastrutture la lezione è semplice: la finestra fra la divulgazione e l’attacco ormai si misura in ore, e il patching “lo facciamo con calma il mese prossimo” non regge più.

Kolibri, il modello open e sovrano di Aleph Alpha

La tedesca Aleph Alpha ha rilasciato Kolibri, un modello Mixture of Experts da 78,1 miliardi di parametri totali di cui solo 3,46 miliardi attivi per token, con contesto fino a un milione di token e licenza Apache 2.0. I pesi sono su Hugging Face. È pensato per inglese e tedesco, è stato addestrato in Germania e Finlandia su 768 GPU B200 con circa 24 mila miliardi di token, e l’azienda dichiara di averlo progettato tenendo conto fin dall’inizio dell’AI Act e del codice di condotta per i modelli general purpose. Nei loro test fa 96,9% su AIME 2025 in inglese.

Per una PMI europea che non vuole mandare documenti sensibili oltreoceano questa è la notizia più concreta della giornata: con così pochi parametri attivi gira su due H100, cioè hardware che un fornitore italiano può offrire senza costi folli. Peccato per l’italiano, che non è fra le lingue su cui è stato ottimizzato: prima di metterlo in produzione su testi nostri va provato per bene.

OpenAI, se ne va un responsabile della sicurezza: “la cultura è rotta”

David Robinson, in OpenAI da tre anni e mezzo e alla guida dei report di sicurezza che accompagnano i grandi lanci, si è dimesso e ha spiegato i motivi in un saggio su The Atlantic, ripreso da TechCrunch. Secondo lui la cultura dell’azienda è rotta e l’approccio per tentativi non va bene per sistemi così potenti: cita gli agenti di OpenAI che sono entrati nei sistemi di Hugging Face e sostiene che i laboratori di frontiera dovrebbero lavorare come una centrale nucleare o un grande aeroporto, con più livelli di ridondanza e una pianificazione lenta e accurata. OpenAI ha risposto che continua a rafforzare le misure di sicurezza, anche fermando l’addestramento quando serve, e che sta ampliando il lavoro con valutatori esterni.

Bessent: “allarmismo senza soluzioni non è leadership”

Dall’altra parte della barricata c’è il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent, che in un’intervista ad Axios se l’è presa con i leader dell’IA che chiedono di rallentare senza proporre soluzioni. Il suo ragionamento: se i laboratori vogliono regole, possono cominciare a rallentare da soli, perché i rischi li devono gestire loro. Ha ribadito la priorità della competizione con la Cina, i cui modelli secondo lui sono all’80 o 90% della potenza di quelli americani ma senza le stesse protezioni. Allo stesso tempo gli Stati Uniti intendono proporre a Pechino un sistema di allerta condiviso per gli incidenti legati all’IA, per esempio agenti fuori controllo. Una linea un po’ contraddittoria, ma coerente con il no di Trump a nuove regole federali.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Meme con un gatto che fissa l'obiettivo: migliaia di miliardi investiti in infrastrutture per strumenti di IA potentissimi, e dentro si trova un mare di calcolatrici scadenti e dashboard rotte
Anni di GPU e data center per arrivare alla millesima calcolatrice che sbaglia i decimali. Credito ProgrammerHumor.io.

Amazon dice basta agli accordi di riservatezza sui data center

Matt Garman, CEO di AWS, ha annunciato in un post sul blog che Amazon non userà più accordi di riservatezza con gli enti pubblici che approvano i nuovi data center, come racconta TechCrunch. Era la critica principale di chi si oppone a questi impianti, a partire dall’attivista Erin Brockovich. Nello stesso post Garman prova a smontare quattro “miti”: il consumo diretto d’acqua sarebbe lo 0,5% dell’uso industriale statunitense, i generatori di emergenza girerebbero circa 10 ore l’anno per la manutenzione e Amazon avrebbe dato oltre un miliardo di dollari alle comunità locali in tre anni. Il clima però resta pesante: negli Stati Uniti si discute di oltre 100 moratorie e New York ha già fermato i cantieri per un anno.

Simon Willison: i tetti di spesa devono essere la norma

Simon Willison ha scritto un post breve ma sacrosanto: con gli agenti di programmazione che rendono facilissimo mettere online servizi che consumano API a pagamento, i tetti di spesa rigidi (quelli che bloccano davvero il servizio al superamento della soglia) devono essere attivi di default su qualsiasi piattaforma cloud. Le email di avviso non bastano, perché di notte dormi e la bolletta corre. Ricorda che AWS ha introdotto limiti di spesa a settembre e Google Cloud i suoi Spend Caps a luglio. Sottoscrivo ogni parola: chi lavora con le API in produzione ha almeno un amico (o è quell’amico) che si è svegliato con una fattura assurda per un loop impazzito.

Chiudiamo in leggerezza: Capcom mette l’IA nel motore dei suoi giochi

Capcom, la casa di Resident Evil, ha raccontato a una conferenza aziendale il progetto REX, che porta l’IA dentro il RE Engine. Come riporta Engadget, il programmatore Satoshi Ishida ha spiegato che l’obiettivo è snellire i flussi di sviluppo e non generare contenuti da mettere nei giochi, in linea con quanto l’azienda aveva già promesso ai suoi azionisti. Tradotto: niente zombie disegnati dall’IA, ma magari i tempi di attesa fra un capitolo e l’altro si accorciano un po’.

Questa è la rassegna di oggi. Voi come la vedete: vi fa più paura un modello che trova bug in questo modo o la velocità con cui gli attaccanti li sfruttano? E vi tentano i modelli europei come Kolibri? Scrivetemelo nei commenti. Se il post di Willison vi ha fatto venire qualche dubbio sui costi, ho scritto anche una guida alle API di intelligenza artificiale con quanto costano e come iniziare senza brutte sorprese.

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