Super Intelligence Force: Trump crea la sua task force sull’IA e le dà 120 giorni

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Rassegna preparata con l'IA a partire dalle fonti linkate, sotto la supervisione di Alberto Gaia.

Pensavo che rinominare l’IA in “Super Intelligence” per decreto fosse il punto più alto, e invece no: adesso c’è anche la Super Intelligence Force, la task force federale con cui Trump vuole coordinare tutto quello che Washington fa sull’intelligenza artificiale. Il nome sembra uscito da un film Marvel, ma dentro ci sono il capo dell’intelligence americana e un mandato preciso. Oggi poi parliamo di 17 paesi (Italia compresa) che firmano a Kyoto una dichiarazione sull’IA per la scienza, di Sam Altman che dice chiaro e tondo dove OpenAI e Anthropic non vanno d’accordo, del primo modello open di Reflection in arrivo e di un servizio che promette di scrivere esattamente come te.

Super Intelligence Force: chi la guida e cosa deve fare

Come racconta TechCrunch, la task force sull’IA promessa da tempo ha finalmente un nome e dei responsabili. A presiederla c’è Jay Clayton, direttore della National Intelligence, affiancato da tre vicepresidenti: il presidente della FTC Andrew Ferguson, il sottosegretario per la ricerca e l’ingegneria del Pentagono Emil Michael e il direttore dell’ufficio del personale federale Scott Kupor. Il compito: coordinare il governo federale perché l’America resti in testa, e consegnare entro 120 giorni un rapporto su rischi e opportunità della tecnologia.

Il contesto è quello del decreto di fine settembre che ha imposto all’amministrazione di dire “Super Intelligence” al posto di “Artificial Intelligence”. Nel mandato c’è anche l’obiettivo di evitare una regolamentazione eccessiva che freni l’innovazione, e Clayton ha messo in chiaro che per lui il rischio più grosso è non arrivare primi, soprattutto rispetto alla Cina. Tradotto: più che un’autorità di controllo, una cabina di regia per accelerare.

Kyoto Vision: 17 paesi, Italia compresa, firmano per la scienza con l’IA

Sempre ieri, al 23° incontro annuale dello Science and Technology in Society Forum di Kyoto, gli Stati Uniti e altri 16 paesi hanno sottoscritto la Kyoto Vision for a Golden Age of Science, guidata dal consigliere scientifico della Casa Bianca Michael Kratsios. Tra i firmatari ci sono Italia, Germania, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud. I punti sono tre: rinnovare le istituzioni della ricerca, usare la “super intelligenza” per accelerare le scoperte e coltivare i talenti. È una dichiarazione di intenti, non un trattato, ma è interessante vedere l’Italia dentro.

Sul palco di Kyoto c’era anche Masayoshi Son, e The Next Web riporta un suo avvertimento: una superintelligenza nelle mani sbagliate sarebbe “super pericolosa”. Detto dal capo di SoftBank, che in OpenAI ha messo 64,6 miliardi di dollari, fa un certo effetto.

Altman: per i benefici dell’IA bisogna accettare qualche danno

In un’intervista alla newsletter Decoded di Politico, Sam Altman ha spiegato che tra OpenAI e Anthropic sulla regolamentazione c’è ancora parecchia distanza. La sua posizione, ripresa anche da SiliconANGLE: il mondo dovrebbe accettare che succeda qualcosa di brutto in cambio dei benefici della tecnologia e della libertà delle persone di usarla. Non scambierebbe l’accesso diffuso con la garanzia di zero attacchi, zero abusi e zero truffe, e preferisce una regolamentazione concentrata sui rischi davvero catastrofici.

Da IT manager la leggo così: sul piano filosofico ci può stare, ma quel “qualcosa di brutto” poi lo gestiamo noi, tra phishing scritto benissimo e dipendenti che incollano dati aziendali nei chatbot. Più che il dibattito tra laboratori, conta che le aziende si attrezzino da sole.


Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Vignetta che confronta lo sviluppatore che copiava codice da Stack Overflow con quello che oggi lo copia da ChatGPT: cambia la fonte, non l'abitudine
Prima Stack Overflow, ora il chatbot: il copia e incolla è l’unica vera costante della nostra professione. Vignetta di ProgrammerHumor.io.

Reflection prepara il suo primo modello open

Secondo uno scoop di Axios, Reflection, la startup sostenuta da Nvidia e fondata nel 2024 dagli ex Google DeepMind Misha Laskin e Ioannis Antonoglou, è vicina al rilascio del suo primo modello a pesi aperti. L’obiettivo dichiarato è competere con i migliori modelli open cinesi come DeepSeek e Qwen, anche se all’inizio resterà dietro ai modelli di frontiera americani. Il progetto più ampio è una sorta di “fabbrica di IA”: l’azienda porta i suoi dati, usa i modelli di Reflection e si procura la propria potenza di calcolo, e per questo la startup ha chiuso accordi con Nebius e SpaceX per affittare server Nvidia.

Questa per me è la notizia più concreta della giornata: nelle PMI la richiesta di un modello da far girare in casa, senza dipendere da un fornitore cinese, è sempre più frequente, e finora le alternative occidentali open di livello alto erano poche. Quando esce, lo provo.

Chiudiamo in leggerezza: Fulcrum Echo scrive come te (più o meno)

Su The Register Thomas Claburn ha messo alla prova Fulcrum Echo, un modello della startup Fulcrum che promette di imitare lo stile di qualsiasi autore, da Emily Dickinson a Donald Trump. Gli ha dato in pasto un suo editoriale e gli ha chiesto un pezzo sulla coscienza delle IA. Risultato: lo scetticismo c’era, il resto meno, con costruzioni goffe e divagazioni che lui non avrebbe mai scritto. Resta aperta la questione del consenso di chi viene imitato, che negli Stati Uniti il NO FAKES Act vorrebbe affrontare. Io per sicurezza continuo a scrivere la rassegna da solo.

Questa è la rassegna di oggi. Se vi siete persi il patto non vincolante firmato alla Casa Bianca, da cui in un certo senso nasce anche la Super Intelligence Force, lo trovate nella rassegna del 30 settembre. E voi che ne pensate: meglio la linea di Altman o quella più prudente di Anthropic? Ditemelo nei commenti.

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