Rassegna preparata con l'IA a partire dalle fonti linkate, sotto la supervisione di Alberto Gaia.
Apple ha scelto un modello cinese per far funzionare la sua intelligenza artificiale in Cina: Alibaba ha annunciato sabato l’arrivo di Qwen in Apple Intelligence, con Siri, Strumenti di scrittura e Visual Intelligence che sugli iPhone cinesi passeranno dal modello di Hangzhou. Nella rassegna di oggi anche un infostealer che usa un LLM per stimare quanto vale ogni vittima, OpenAI che abbassa l’obiettivo del nuovo round di finanziamento, la causa del NAACP contro le turbine di xAI che va avanti, il data center di Google approvato a mezzanotte in Minnesota e il nuovo CEO di Apple che parla di IA.
Qwen in Apple Intelligence: l’accordo tra Apple e Alibaba per la Cina
Secondo quanto riportato da CGTN, che cita l’agenzia Xinhua, il 31 ottobre Alibaba ha annunciato la partnership con Apple: Qwen alimenterà Siri, gli Strumenti di scrittura e Visual Intelligence per gli utenti cinesi, occupandosi di comprensione di testi e immagini e di generazione di contenuti. I test partono il 4 novembre con l’ultima beta per sviluppatori di iOS, mentre il rilascio al pubblico è previsto per dicembre con iOS 27.3. La funzione riguarda chi acquista in Cina un iPhone compatibile con Apple Intelligence, oppure chi ha sia la posizione del dispositivo sia il paese dell’Apple Account impostati sulla Cina.
L’integrazione si attiva per scelta dell’utente, che decide anche quali informazioni condividere, e Alibaba dichiara che non userà richieste e risposte per addestrare i modelli. A luglio l’autorità cinese per il cyberspazio aveva completato la registrazione di sette servizi di IA generativa on device per smartphone, tra cui proprio Apple Intelligence. Wang Xiaojie, esperto di IA della Beijing University of Posts and Telecommunications, ha definito l’accordo la prima volta in cui un grande produttore globale di hardware usa un modello cinese come base dell’IA di sistema sul mercato cinese.
VOLTA, l’infostealer che chiede a un LLM quanto vale la vittima
Cisco Talos ha pubblicato il 31 ottobre l’analisi di VOLTA, un infostealer per Windows che si autocancella e ruba credenziali dei browser, cookie, carte di pagamento, seed dei wallet crypto, token OAuth Microsoft, chiavi SSH e cloud. Dopo la raccolta usa le sessioni rubate per arricchire i dati, per esempio cercando nelle ricevute di Gmail l’indirizzo di casa, e poi invia il report a un LLM tramite le API di OpenRouter.
Il modello predefinito è Claude Opus 4.6, con Kimi K2 e Gemini 2.5 Flash come riserve se arriva un rifiuto. Il prompt chiede al modello di comportarsi da analista forense e di restituire un dossier con una sezione che classifica i beni monetizzabili della vittima in fascia bassa, media o alta, più una valutazione delle sue abitudini di sicurezza. Secondo Talos VOLTA viene venduto con un modello a builder: l’autore compila un binario personalizzato per ogni cliente, che fornisce le proprie chiavi API e il proprio canale Telegram. Il campione è stato visto per la prima volta l’11 ottobre.
OpenAI abbassa l’obiettivo del nuovo round a 20 miliardi
Come riassume TechCrunch, il Financial Times ha riportato che OpenAI ha ridotto a 20 miliardi di dollari l’obiettivo del nuovo round, guidato da investitori degli Emirati Arabi Uniti, con una prima chiusura ancora più bassa. In precedenza si parlava di 30 miliardi con una valutazione di 1.400 miliardi, poi scesa a 1.250 miliardi, in vista di una quotazione.
Il Wall Street Journal ha aggiunto che finora OpenAI ha raccolto 11 miliardi e ha descritto come tiepida la risposta di alcuni grandi investitori. OpenAI non ha commentato. Del prospetto di quotazione di Anthropic avevamo parlato nella rassegna del 27 ottobre.
Pausa dalla rassegna, giusto il tempo di una vignetta.

Le turbine di xAI a Memphis: la causa del NAACP va avanti
La giudice federale Debra M. Brown ha respinto la richiesta di archiviazione presentata da xAI, come riporta TechCrunch. Il NAACP, assistito dal Southern Environmental Law Center, sostiene che xAI (oggi di proprietà di SpaceX) abbia fatto funzionare almeno 35 turbine a combustione e altre fonti di emissioni nel data center Colossus vicino a Memphis senza i permessi richiesti dal Clean Air Act.
xAI aveva sostenuto che le turbine, essendo mobili, non avessero bisogno di permessi, che i querelanti non fossero legittimati ad agire e che la norma sulle cause dei cittadini fosse incostituzionale: la giudice ha respinto tutti questi argomenti. All’inizio di ottobre era stata respinta anche un’analoga richiesta di archiviazione presentata dal Dipartimento di Giustizia.
Hermantown approva il data center di Google poco prima di mezzanotte
Il consiglio comunale di Hermantown, vicino a Duluth in Minnesota, ha approvato all’unanimità venerdì sera gli accordi per un data center di Google da 1,7 milioni di piedi quadrati su oltre 200 acri, dopo circa quattro ore di interventi del pubblico, in gran parte contrari. Lo racconta MPR News: Google è passata da quattro a tre edifici, ha rinunciato a fino a 80 milioni di dollari di sconti sulle tasse immobiliari e ha firmato un accordo di smantellamento da 210 milioni a tutela del comune.
L’impianto dovrebbe richiedere 500 megawatt, più o meno quanto Minneapolis, St. Paul, Duluth e Rochester messe insieme secondo il Citizens Utility Board of Minnesota. Manca ancora l’approvazione della commissione statale per i servizi pubblici al contratto di fornitura elettrica con Minnesota Power, e restano aperte tre cause legali su valutazione ambientale, cambio di destinazione urbanistica e proprietà del terreno.
John Ternus: Apple non vuole fare IA tanto per farla
In un’intervista con Steven Levy di Wired, ripresa da TechCrunch, John Ternus, CEO di Apple da inizio settembre, ha difeso la posizione dell’azienda sull’intelligenza artificiale. Apple userà l’IA nei nuovi prodotti, ma secondo Ternus non ha senso rilasciarla fine a sé stessa: agli utenti non dovrebbe importare se una funzione nasce da un modello o da software tradizionale, conta che il prodotto piaccia.
Alla domanda se gli agenti IA potrebbero rendere superflue le app, Ternus ha risposto che potrebbe essere comodo, ma che creare prodotti resta per lui qualcosa di profondamente umano e personale. La versione più potente di Siri, il cui ritardo aveva alimentato l’idea di un’Apple in affanno sull’IA, è arrivata quest’estate.
Per oggi è tutto. Con Qwen in Apple Intelligence, Apple affida l’IA di sistema dei suoi iPhone cinesi a un modello di Alibaba: voi attivereste un assistente basato su un modello di un’altra azienda, sapendo quali dati vengono condivisi? Ditemelo nei commenti.



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